sabato, aprile 07, 2007

Il proletariato di oggi


Con il termine proletariato si intende comunenmente quella parte della popolazione che povera e indiginte non possiede altro che la propria prole. La prole,infatti, un tempo era l'unica cosa che non distingueva una classe sociale dall'altra perchè anche i più poveri potevano in qualche modo sfamare i propri figli facendoli lavorare duramente fin da fanciulli nei campi o in altre realtà semplici. La semplicità della vita di allora, se pur durissima, accumunava molta parte della società.

Fino a pochi decenni fa tale parola corrispondeva ad una realtà di fatto ma oggi si può dire la stessa cosa?

Ora la società è organizzata e competitiva in ogni ambito: sopravivvere con semplici mezzi non è più possibile perche' quei lavori di un tempo svolti in modo autonomo dal singolo sono ora svolti da aziende che possono offrire al mercato gli stessi prodotti (spesso pure prodotti migliori di un tempo) a costi inferiori. La società si è evoluta ponendo al centro di essa le organizzazioni commerciali e non più il singolo uomo. Tale fenomeno sociale legato al processo di industrializzazione ha aumentato il tenore medio di vita della popolazione a danno,pero, di altri che sono rimasti indigenti e senza più neppure quelle possibilita' di soppravivenza presenti un tempo nell' artigianato e nell'agricoltura. Ora chi è povero si trova in uno stato sociale differente dalla maggioranza e difficilmente può trovare una strada percorribile per uscire da quella situazione.

Le organizzazioni commerciali hanno fatto si' che la offerta di prodotti nel mercato fosse sempre più diversificata e complessa: la domanda a sua volta a seguito questo trend portando inevitabilmente a modi di vita assolutamente differenti da un tempo. Questo gap tra il modo di vivere di oggi ripetto a quello di un tempo è legato solo alla possibilità di possedere oggetti materiali e mezzi che la società stessa produce. E' banale intuire che in questo stato delle cose si p crei un circolo vizioso che produca da un lato un aumento del gap sopracitato nel tempo e da un altro lato una sempre più evidente disparità nei modi di vivere di chi è povero da chi è ricco.

Vivere al giorno d'oggi è diventato sempre più alienante: la maggior parete della giornata è occupata a lavorare in una azienda come salariato mentre il resto del tempo è occupato a comperare o a consumare quei prodotti che mantengono il nostro tenore di vita tale.

Tutto è diventato un bene materiale pure la prole. Tale situazione inevitabilmente ha cambiato anche il valore che oggi si può dare al termine proletariato. Chi ha prole oggi deve poter assicurare,per lo meno, il medesimo tenore di vita ai propri figli dal momento che il livello medio di vita non solo tende ad elevarsi sempre più ma rappresenta quel sopracitato gap che fa la differenza tra chi vive entro il sistema della società di oggi evoluta e chi ne è fuori, i derelitti.

Oggi il proletariato non è rappresentato più da chi ha solo la prole perchè non puo' avere altro bene ma bensi' l'opposto: da chi puo' possedere molti beni e quindi può possedere pure la prole.






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venerdì, dicembre 29, 2006

Dubbi sul sistema previdenziale attuale


Alla tv si sente spesso parlare del fatto che le giovani generazioni avranno in vecchiaia una pensione corrispondente ai contributi versati... ma cio' che non si sente dire è che le pensioni per tutti saranno da fame . Si parla di fondi di previdenza integrativa come se fosse manna dal cielo,l'unica soluzione possibile e risolubile della previdenza sociale per le giovani generazioni .

Io ho l'impressione che tale soluzione proposta da ampie parti della società sia del tutto insufficiente e denoti una visione miope per il futuro dell'Italia.
In primo luogo, nel proporre la soluzione sopra esposta, non si tiene conto del fatto che il rendimento medio del denaro si è abbassato di molto negli ultimi decenni e probabilmente nel futuro tenderà ad abbassarsi ancora. Inoltre i contributi che un cittadino medio verserà in un anno al Inps diminuiranno sempre più sia per l'emergere di forme contrattuali sempre più precarie sia perche' le tendenze macroeconomiche impongono che in futuro ogni cittadino possa incorrere sempre più spesso in periodi di disoccupazione e che aumentino il numero dei disoccupati totali. Inoltre i salari saranno sempre più bassi e aderenti al mero fabbisogno personale. E' probabile che la economia europea e ancora di più quella italiana (per motivi strutturali) subirà nel corso degli anni futuri una flessione sempre più significativa per l'emergere, in modo sempre più vigoroso, dell'economia asiatica la quale assorbirà la maggior parte dei bisogni mondiali.
Io non sono esperto di matematica finanziaria, ma ho provato lo stesso a fare due conti per capire quanto renda versare mensilmente una cifra x per un numero di n anni con un tasso di interesse annuo p e inflazione (presupposto costante nelgi n anni) f.
Ho ricavato questa formula per calcolare la pensione mensile che avro' dopo n anni:

m=x*( (p+1)^(n+1) -1)/(p*n)

Tale valore pero' avra' un valore reale minore a causa dell'inflazione , per cui

r= m/ ((f+1)^n)

Se pongo p= 4% ,f=3% , n=35 si arriva a percepire una pensione r (valore reale) inferiore a x.
Se invece considero il fatto che la rata mensile x versata sul fondo pensionistico ogni anno aumenti in base all'inflazione f, si arriva a calcolare una differente formula:

w = x*((f+1)^n)*(((p+1)/(f+1))^(n+1)-1)/((p-f)*n/(f+1))

ove w è la pensione mensile percepita dopo n anni considerando il suo valore equivalente dopo n anni di inflazione.
Se pongo p= 4% ,f=3% , n=35 si arriva a percepire una pensione w(valore reale) di poco superiore ad x: per valori di x intorno ai 100 euro si arriva attorno ai 130 euro.
Ho dato una occhiata pure ai coefficienti equivalenti che danno le Poste Italiane e altri enti bancari sono simili a quelli calcolati, anzi a dire il vero leggermente inferiori perchè vi sono presenti pure dei costi di mantenimento e gestione del fondo.
In ogni caso si arriva a mio parere ad un unica conclusione .... la pensione integrativa è di misera entità e non potrà in alcun modo soddisfare i fabbisogni primari di un cittadino medio, nè tanto meno integrare in modo soddisfacente una già miserissima pensione statale.
Tali osservazioni mi portano ad essere ancora più convinto di una mia vecchia convinzione : bisogna ripensare al siginificato di pensione di anzianità. La pensione dello stato serve per garantire un livello di sussistenza minimo di quelle persone che ,dimostratasi incapaci di lavorare perchè vecchi (o disabili o malati di mente), non giungano a percepire autonamente uno guadagno lordo superiore al livello minimo di sussistenza ne' possiedano beni immobili che possano vendere ne rendite finanziarie tali da poter vivere autonomamente. Dal momento che ognuno di noi può trovarsi sfortunatamente in quella situazione è giusto che la collettività si faccia carico di questo onere sociale per ridistribuire una parte delle proprie ricchezze a chi ne ha bisogno.
E' giusto quindi che debba percepire una pensione statale solo chi ne ha bisogno e non tutti indistintamente come è ora. Non ha senso dare una pensione a ricchi industriali che possono vivere di rendita. Ne' ha senso dare una pensione ad uno che ha investito tutti i suoi ingenti capitali in beni immobili ma non risulta avere nessuna liquidità.
Solo in questo modo, a mio avviso, si potrà garantire una vecchiaia decorosa a tutti noi giovani: l'unico fattore moltiplicatore delle pensioni non può che derivare dalla giustizia sociale. E' unutile illudersi che innalzando l'età pensionistica , i contributi e introducendo pensioni integrative si risolva il problema delle pensioni per le giovani generazioni perchè tutte queste soluzioni soffrono di un medesimo problema : il basso rendimento del denaro accumulato nei fondi non è sufficiente a garantire una vita dignitosa ad un essere umano che non è più capace di ottenerlo autonomamente.

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martedì, dicembre 12, 2006

Informatica e società


La struttura interna della società sta diventando sempre più complessa e sempre più ricca di nuove componenti che partecipano alla definizione di società contemporanea. Non è più pensabile distinguere le varie sottostrutture sociali in dicotomie come era nel passato. Un esempio in questo senso potrebbe essere dato dalle risposte alle seguenti domande :

Esistono veramente nella politica solo due poli o i modi di pensare e di agire si stanno diversificando sempre più ?
Esiste un unico ente che rappresenta e difende i diritti dei lavoratori o forse il sindacato concepito come è tuttora rappresenta solo gli interessi di una nicchia minoritaria di salariati?
I modi per giudicare l'operato di una classe dirigente o anche un singolo sono solo da annoverarsi del espressione di un Ok/ No ? In che modo è possibile esautorare una classe dirigente quando non governa nel modo giusto se essa legifera pure per se stessa ?


Questi semplici esempi, credo, facciano vedere palesemente un grosso problema di cui soffre la società moderna: il modello di gestione dei vari "elementi" costituenti della società non è più idoneo e si sta rivelando troppo semplificato per rispondere alle esigente nuove che continuano a nascere in questa medesima società. Inoltre il continuo aumento di complessità rende difficile all'essere umano compredere,i trend, le nuove esigenze e le nuove problematiche nascenti. In poche parole l'essere umano ha sempre più difficolta a gestire il sistema - società. La soluzione ti tale problema, a mio avviso, avverrà nel momento in cui si adotterà su larga scala metodi informatizzati per gestire ogni fatto del mondo reale. In un certo senso è necessario proiettare il mondo reale in un mondo virtuale che permetta di gestire in toto la realtà.
L'essere umano si è dimostrato nella storia presente e passata continuamente inaffidabile e corruttibile: esso non cerca di adeguare , entro ovviamente i termini in cui rientra la sua responsabilità , il modello della realta' ( rappresentata delle leggi e dalle regole ) alla realtà delle cose medesima ma tende continuamente a distorcere le regole, in modo consapevole o non, al fine di adeguarlo ai propri bisogni egoistici. E' tale tendenza che porta inevitabilmente ogni civiltà ad una inesorabile e lentissima autodistruzione. A questo punto si potrebbe pensare che se è vero tale ragionamento, come la storia d'altronde ha sempre confermato , allora bisogna rassegnarsi all'ennesima distruzione della civiltà e alla nascità di una nuova dalle ceneri della precedente... Purtroppo le cose potrebbero andare in modo ancora più tragico,dal momento che la potenza tecnologica della civiltà attuale oltre ad autodistruggere se stessa distruggerà anche il mondo su cui vive non lasciando speranza alcuna di nascita di una nuova e migliore civiltà, come è stato nel passato.
E' quindi necessario interrompere questo triste corso inesorabile, lasciando che siano delle macchina a gestire la realtà in seno ad un nuova concezione di capitalismo, definita da me nei articoli precedenti "capitalismo vincolato": solo in questo modo si potra' avere una società non corrotta, giusta per i ricchi e per i poveri, rispondente alla esigenze dei cittadini del mondo e non solo ad una elite minoritaria.
Probabilmente, un giorno, le leggi e la costituzione saranno descritte in forma di algoritmo o diagramma di flusso in modo da evitare ogni distorsione o fraintendimento della legge vigente.In questo modo ogni "algoritmo legislativo" sara' conosciuto da tutti a prova di ogni possibile illegittima modifica.

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venerdì, ottobre 13, 2006

Carpire prove illegalmente....


Se un gruppo di persone X carpisce in modo illegittimo una prova su una azione illegale di terzi Y, tale prove sono valide ai fini di un processo giudiziario contro Y?
La legge attuale dice di no ,ma ha ragione?

No.Ovviammente,se la prove suddette pur se prelevate illegalmente sono oggettivamente valide e si prova non siano false è giusto che esse siano considerate valide ai fini di un processo giudiziario contro Y.

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Da quando essere drogato è un dato sensibile biometrico ?


In questi giorni si discute sull'azione svolta da alcuni protagonisti del famoso programma televisivo "Le Iene" nei confronti di una ventina di parlamentari: ad insaputa di quest'ultimi sono stati prelevati dei semplici campioni biologici con i quali si è accertato che il 30% circa di loro avevano assunto nelle ultime 36 ore una droga.

L'autorità per la privacy ha dichiarato illegittimo l'atto di prelevare un campione biologico a terze persone senza autorizzazione affermando che tale atto equivale a rubare dati biometrici personali.

A mio avviso tale decisione dell'Autority non è del tutto corretta, bisogna fare una distinzione: se un dato è prova di un atto illegale o no.

Se si assume una droga si opera una azione illegale che modifica lo stato della mente temporaneamente e modifica alcuni parametri biologici. Tale dato quindi non è un dato "sensibile" ma solo prova di un comportamento illegale.




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martedì, ottobre 10, 2006

Capitalismo vincolato e informatica


Il funzionamento "a pieno regime" del sistema capitalistico vincolato necessita probabilmente di un livello di integrazione informatica nella società molto superiore a quello odierno .... credo che l'avvento di un nuovo stadio evolutivo nella metodologia di studio dell'informatica e delle sue architetture (che sento nell'aria ....) darà i giusti strumenti in questo senso... :)

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giovedì, ottobre 05, 2006

Ottusità collettiva nella scuola italiana


E' sorprendente constatare come siano oramai parecchi anni che si sa che gli studenti della scuola italiana sono molto meno preparati dei studenti di tutta Europa (la preparazione dei studenti delle superiori italiani è pari a quella dei messicani se non ricordo male) e non sa dare una risposta a questo fatto.Il fatto più grave è che il numero di ore medie giornaliere di studio di un studente italiano è pure superiore alla media europea. L'ultima baggianata che ho sentito è che la causa è nel fatto che in italia i genitori sono ancora poco istruiti. Ma scusate e la Cina allora, che è ai primi posti per preparazione dei studenti?Nessuna vuole ammettere che la scuola italiana soffre dei problemi descritti in un precendente articolo. Nessuno vuole ammettere che il suo dibloma o la laurea ottenuta con tanti sacrifici vale a poco.Nessuno vuole ammettere che spesso sono stati premiati studenti nel percorso scolastico che in realtà sanno poco o nulla! E se questo probabilmente vale pure con i primi della classe.E' il metodo di insegnamento e i programmi scolastici che in Italia sono da cambiare .... quanto ci vuole a capire che il nozionismo non serve a nulla?Perche' si premia lo studente più bravo a ripedere ciò che ha letto sul libro e non il più preparato nè il più idoneo a risolvere un problema concreto o trovare soluzioni innovative. Perche' si pone tanta premura nel fare in modo che il programma didattico sia vastissimo, pieno di parole nuove, date, neologismi invece di preoccuparsi con la massima cura che ogni studente abbia chiaro in testa i concetti essenziali del proprio insegnamento? E' più importante sapere tanto e male di tutto cio' che si insegna o sapere bene quel poco (per modo di dire) che intrinsecamente sta alla base del tutto in modo tale da sapere come modellare la realtà che ci circonda?

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Criterio per giudicare i ricercatori


Il lavoro di un ricercatore è quello di leggersi continuamente le pubblicazioni su un determinato ambito di studio e di proporre soluzioni innovative che apportino qualche conoscenza teorica nuova al sapere scientifico.Quando il ricercatore ritiene di aver concluso uno studio interessante stilerà un rapporto scientifico (paper) e chiederà la pubblicazione su qualche rivista scientifica o banca dati autorevole del suo paper: se tale documento sarà considerato degno di essere posto alla ribalta della comunità scientifica internazionale verrà effettivamente pubblicata altrimenti sarà scartata la sua richiesta. In questo ultimo caso esso dovrà tentare a farlo pubblicare su altre riviste meno importanti o meno conosciute. Un primo filtro sulla bontà dell' opera del ricercarore è quindi il numero di pubblicazioni ottenute dai suoi studi. Ma l'elemento più importante che denota se un determinato studio si è rilevato importante oppure meno è il numero di riferimenti bibliografici riferiti a quel determinato paper: se uno studio è importante è evidente che molti successivamente lo utilizzeranno per approfondire la questione e proseguire le ricerche in quella direzione.Può succedere,pure, che uno studio non sembri inizialmente promettente ma che inseguito quando le tecnologie o lo conoscenze evolvono si riveli determinante. Un criterio ,quindi, per giudicare l'operato di un ricercatore è il seguente:
v= (r1+k1)+(r2+k2)+(r3+k3) +...
ove ri è il numero di riferimenti a quella determinata pubblicazione i, ki è il peso delle riviste dove è stata pubblicata( tale peso sarà comunque relativamenbte meno importante di ri).
Una possibile miglioria alla precedente formula è quella di valutare ri come somma pesata delle varie pubblicazioni referenti il paper in oggetto , ove il peso ha il significato di valutare pure l'importanza del riferimento.Il punteggio v può essere riferito all'intero operato del ricercatore (vt) o all'ultimo periodo in esame (vu).Può accadere che un anno il ricercatore abbia concluso pochi studi ma che la sua storia precedente sia ricca di pubblicazioni ed eventi importanti come può succedere l'opposto.E' necessario quindi introdurre i parametri vtm con il significato di media dei vt relativi ai ricercatori in quel settore scientifico e vum media dei vu dei relativi ricercatori.Sia inoltre em = vt - vtm ed eu = vu - vum.
Se em < -l,l>=0 (da fissare) ed eu < -k, k>=0 (da fissare) significa che l'operato di quel ricercatore è stato scadente sia nell'ultimo periodo sia in tutto il corso del suo lavoro. In questi casi sarà necessario probabimente sostituirlo con un altro.

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lunedì, settembre 12, 2005

Il grande errore dell' occidente

Il mondo in questi ultimi anni sta cambiando sotto gli occhi di tutti. A volte ho la sensazione di vedere la storia da un oblò correre accelerata verso il futuro ed io ...di non farne parte. Ma cosi' non è , purtroppo.
Lo sviluppo sociale e industriale dei paesi emergenti e più popolosi quali India,Cina,... è vertiginoso ma non sistematico: l'industria e la società in quei paesi si sviluppa regole importanti quali quelle relative alle protezioni sociali per le classi operaie, alle leggi per uno sfruttamento biocompatibile dell' ambiente,ecc.
Non a caso, dagli ultimi studi, la Cina risulta il paese più inquinato del pianeta e nel quale sono a rischio di estinzioni sempre nuove specie vegetali e animali.
Come se cio' non bastasse, allo sviluppo esponenziale della produzione di tali paesi fa seguito un aumento dello sfruttamento delle risorse del pianeta(petrolio,minerali,legname,risorse ittiche,...).
Molte persone sono convinte che il forte aumento di prezzi di alcune risorse naturali quali il petrolio sia solo momentanea e dovuta alla semplice e sola speculazione delle società estrattrici, ma cosi' non è: la speculazione è solo una causa minore a mio avviso, la reale causa è l'aumento vertiginoso delle rischiesta di tali risorse.
I cambiamenti del clima sono oramai sotto gli occhi di tutti, anche dei non esperti ma la società non sembra rispondere in modo adeguato alle necessità di cambiamento che la situazione dovrebbe imporrre. Tutto sta procedendo con indifferenza generale in nome del dio denaro, in nome del benessere conquistato, convinti che una soluzione a tutti questi problemi si troverà ....
Beh io non credo nella manna dal cielo! In ogni caso,anche se si trovasse fra soli vent'anni una soluzione miracolosa per i problemi sopra introdotti, sono convinto che non potrebbe risanare tutto cio' che fino a quel momento sarà stato fatto.
Uno dei motivi per cui non credo in soluzioni miracolose è il fatto che tutte queste problematiche hanno una origine "strutturale" insita nelle dinamiche sociali del pianeta.
Il sistema capitalistico si sta espandendo ovunque , anche ove prima non si lasciava sviluppare per permettere ai paesi occidentali di sfruttare egoisticamente le risorse umane e materiali di tali nazioni povere.
Ora i legami di forza tra continenti e tra le nazioni stanno cambiando: nuovi capitalismi stanno nascendo e si stanno rinforzando prioprio in quei paesi poveri ma estremamente popolosi che sono tali anche perchè sono stati lasciati per lungo tempo in passato senza conoscenze tecnologiche e senza prospettive di sviluppo.
Come succede anche nelle relazioni umane e nelle leggi della fisica, chi forza le cose per troppo tempo in una direzione conduce piano piano lo stato delle cose medesime ad opporsi con sempre maggiore vigore alla forza che origina tale disequità sino alla nascita di un nuovo ordine delle cose.
Ma allora è giusto cio' che sta succendo a livello macro-economico? La mia risposta è si, ma il nuovo stato delle cose che nascerà sara' disastroso per il mondo intero se non si cambiano i vincoli entro i quali l'economia si deve muovere.
L'utilizzo su grande scala di manodopera e tipologie di produzione industriale a basso costo nasconde problemi grossissimi: la legge economica della massimimizzazione dei profitti e della miminimizzazione dei costi porterà inevitabilmente a vincere quelle industrie che sfruttano i lavoratori e producono merci senza garanzie, senza adeguati controlli sui modi di produrre.
Questa tendenza se non verrà cambiata porterà probabilmente a rivoluzioni proletarie.
Non credo che i principi del capitalismo siano errati e debbano essere cambiati come crede il pensiero comunista ma credo semplicemente che dobbiamo passare da un sistema dimanico senza vincoli ad un sistema dinamico vincolato. Credo sia questa la soluzione di molti problemi odierni. Deve nascere un nuovo ordine di idee a livello globale che forzi il capitalismo a muoversi entro un ambito piu' stretto: un ambito che non leda in nessun modo la dignità umana in nome del "progresso", nè danneggi l'ambiente considerandosi padrone di tutto cio' che lo circonda. L'uomo spesso distrugge animali,piante ed ecosistema per un progetto tecnologico qualsiasi senza pensare che la tecnica contentuta in quel progetto è infinitamente più semplice e primitiva rispetto a quella che la natura stessa ha intrisicamente entro il suo essere ed entro il suo divenire.
In fondo la soluzione che propongo definita "capitalismo vincolato" è pure banale se si pensa che noi essere umani siamo entità con dei vincoli di "funzionamento" e quindi non è pensabile adoperare un sistema non vincolato che li governi se le sue parti costituenti hanno vincoli. Non vi pare?
Quello che è necessario fare a livello politico è inanzitutto rallentare lo sviluppo dei paesi emergenti per fare in modo che , loro si adeguino alle metodologie di produzioni e alle protezioni sociali dei paesi occidentali (quantomeno) , e noi paesi ricchi di adeguarsi alle invitabili ripecussioni che i cambiamenti porterenno con sè .
Inoltre ciò è importante anche da un punto di vista ambientale e sociale perchè un sviluppo più lento di quei paesi che hanno in atto un boom economico senza pari darà il tempo a quelle società di svilupparsi non solo economicamente ma anche legislativamente e civilmente in modo adeguato evitando, almeno in parte, sicuri disatri ecologici ed possibili "insofferenze sociali" dovute a moti operaii simili a quelli avutesi in Italia negli anni 70' .
Successivamente è necessario creare una organizzazione sovranazionale globale che ponga i "vincoli" che tutti i paesi del mondo devono seguire. E' ovvio che sanzioni generiche non siano sufficienti per regolamentare il sistema. E' necessario introdurre un meccanismo di controllo dei flussi delle merci che impedisca l' ingresso di merci non conformi nel circuito regolamentato. La conformità delle merci non riguarda solo il prodotto in quanto tale ma anche in che modo è stato prodotto: se una azienda non segue le leggi internazionali sia in merito ai metodi di produzione sia in merito alle norme del lavoro del personale adetto, operaio(compreso i salari) sara' esclusa dal circuito internazionale (e nazionale altrimenti sanzioni pure al paese ospite) fintantochè non si adeguerà alle norme vigenti.
Esisterà quindi un controllo che permetterà alle aziende di trarre profitti sotto determinati vincoli globali.
Si dovranno,inoltre,introdurre tasse , viste come costo aggiuntivo per la produzione della merce, per quei settori industriali in cui il costo di mercato delle merce con tiene conto di costi sociali,ecologici,... aggiuntivi rilevanti.
La civiltà umana raggiungerà una fase storica in cui le popolazioni umane tutte avranno uno sviluppo sociale e tecnologico unico e uniforme. Sarà allora necessario costituire forme di governo gerarchiche.Gli apici del comando dovranno essere di tipo tecnocratico e scientifico per garantire una risposta adeguata rispetto alle conoscenze della civiltà di quel momento.
Si puo' immaginare un parlamento diviso in molteplici settori nei quali ognuno sia specializzato nel legiferare in un determinato ambito della realtà.
Questo descritto,pero', è solo uno dei possibili mondi che potrenno concretizzarsi in futuro. Le cose sono tutte da decidersi ancora...
Ovviamente non credo che la borghesia si lascierà "domare" così facilmente! E' necessario far prendere consapevolezza a tutto il mondo dello stato delle cose e iniziare sin da subito a lottare perche' il capitalismo globale non diventi sfruttamento globale, e la società una giungla selvaggia.
Ci aspetta un futuro difficile...

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